- Rubinetti a secco, autobotti e turnazioni: perché dell’emergenza acqua nell’Alto Vastese non parla nessuno?
Voglio parlare di una situazione che secondo me merita più attenzione nazionale: la crisi idrica nell’Alto Vastese e nei territori vicini, in provincia di Chieti. Non scrivo questo post per insultare qualcuno, né per fare accuse personali. Scrivo da cittadino preoccupato, basandomi su comunicati pubblici e articoli di stampa. Il punto è semplice: in molti paesi l’acqua non è più percepita come un servizio stabile, ma come qualcosa che arriva a turni, a orari, a fortuna. Ad aprile 2026, la stessa SASI ha comunicato che 15 Comuni del Vastese sono rimasti a secco a causa della rottura di una condotta principale in località Acquaviva, nel Comune di Roccaspinalveti, dopo una frana. I Comuni coinvolti erano Atessa, Carpineto Sinello, Carunchio, Casalanguida, Celenza sul Trigno, Dogliola, Fresagrandinaria, Guilmi, Lentella, Liscia, Palmoli, Roccaspinalveti, San Giovanni Lipioni, Tornareccio e Tufillo. Dopo quasi due settimane, SASI ha comunicato il ritorno dell’acqua, ma non ancora per 24 ore: solo con turnazioni. Quindi, anche quando l’emergenza risultava “superata”, la normalità non era davvero tornata. Nel frattempo, la stampa locale ha raccontato di autobotti, paesi senz’acqua per giorni, sindaci riuniti per chiedere risposte e cittadini costretti a organizzarsi come possono. In alcuni centri vivono molti anziani: per loro non avere acqua corrente non è un semplice disagio, è un problema serio di dignità, salute e sicurezza quotidiana. E il problema non sembra limitato a un singolo episodio. A gennaio 2026 si parlava già di chiusure programmate in 32 Comuni della provincia di Chieti. Ad aprile sono state riportate sospensioni in 17 Comuni del Vastese e dell’entroterra. A luglio, secondo la stampa locale, i Comuni coinvolti dalle chiusure programmate sono arrivati a 30, con casi come Fresagrandinaria dove l’acqua sarebbe disponibile solo per una parte limitata della giornata. La cosa che colpisce di più è che si parla di perdite ancora molto alte sulla rete. In un articolo di luglio viene riportata una dichiarazione del presidente SASI secondo cui le perdite sarebbero ancora al 48%, con l’obiettivo di ridurle al 38%. Se quasi metà dell’acqua si perde lungo la rete, è normale chiedersi: quali investimenti sono stati fatti? Quali sono i tempi veri? Quali tratti di rete sono più critici? Quali lavori sono finanziati, appaltati, iniziati e conclusi? Non sto dicendo che sia semplice. Frane, siccità, condotte vecchie, aumento dei consumi e territori difficili sono problemi reali. Ma proprio perché il problema è complesso, servono più trasparenza e più pressione pubblica. Le domande che secondo me i cittadini hanno diritto di fare sono: 1. Esiste un cronoprogramma pubblico, chiaro e aggiornato degli interventi sulla rete? 2. Quali Comuni subiscono più ore di interruzione e perché? 3. Quanta acqua viene dispersa comune per comune o per tratto di rete? 4. Quanti soldi sono stati stanziati negli ultimi anni per ridurre le perdite? 5. Quali lavori sono già conclusi e quali sono ancora solo annunciati? 6. Quando si prevede una vera riduzione delle turnazioni? 7. Perché in alcuni territori si convive da anni con rubinetti a secco, soprattutto d’estate ma ormai anche in altri periodi? L’acqua non dovrebbe essere un privilegio, né una roulette serale. Non è normale dover pianificare docce, lavatrici, cucina, igiene personale e assistenza agli anziani in base a un calendario di chiusure. Chi vive in queste zone sa che la conversazione è sempre la stessa: “A che ora chiudono oggi?”, “È tornata?”, “Hai riempito le bottiglie?”, “L’autoclave ce la fa?”. Questa non è normalità. È adattamento forzato. Io credo che serva una mobilitazione civile, documentata e rispettosa, ma ferma: \- raccogliere segnalazioni con date, orari e zone; \- pubblicare screenshot degli avvisi ufficiali; \- chiedere dati pubblici su perdite e investimenti; \- coinvolgere Comuni, Regione, stampa locale e nazionale; \- pretendere comunicazioni comprensibili, tempestive e verificabili; \- evitare insulti e accuse personali, perché il tema è troppo importante per trasformarlo in sfogo sterile. La domanda è semplice: possibile che nel 2026 intere comunità debbano ancora vivere con l’ansia dell’acqua corrente? Se siete dell’Alto Vastese, del Vastese o della provincia di Chieti, raccontate nei commenti: \- Comune o zona; \- quante ore al giorno manca l’acqua; \- da quanto tempo succede; \- se avete ricevuto comunicazioni chiare; \- quali disagi concreti state vivendo. Facciamo almeno una cosa utile: trasformiamo un disagio frammentato in una traccia pubblica, ordinata e difficile da ignorare. Fonti: \- Comunicati SASI sulla frana di Roccaspinalveti e sui 15 Comuni coinvolti \- Il Centro, articolo del 7 aprile 2026 sull’emergenza idrica e le autobotti \- VastoWeb, articolo del 20 aprile 2026 sulle sospensioni in 17 Comuni \- Piazza Rossetti, articolo del 13 gennaio 2026 sulle chiusure in 32 Comuni \- Chiaro Quotidiano, articolo dell’8 luglio 2026 sulle chiusure in 30 Comuni e sulle perdite di rete Nel 2026 ci sono paesi dell’Alto Vastese e zone vicine dove l’acqua non è più un servizio stabile, ma qualcosa che arriva a orari, a turni, quando va bene. Ad aprile 2026, la stessa SASI ha comunicato che 15 Comuni del Vastese sono rimasti a secco per la rottura di una condotta principale a Roccaspinalveti, causata da una frana. Dopo quasi due settimane l’acqua è tornata, ma ancora con turnazioni e senza garanzia di servizio 24 ore su 24. La stampa locale ha parlato di autobotti, Comuni senz’acqua per giorni e cittadini in forte difficoltà, soprattutto nei paesi con molti anziani. E non sembra un caso isolato: a gennaio 2026 si parlava di chiusure programmate in 32 Comuni della provincia di Chieti, ad aprile di sospensioni in 17 Comuni del Vastese e a luglio di 30 Comuni coinvolti dalle chiusure, con casi come Fresagrandinaria dove l’acqua sarebbe disponibile solo per poche ore al giorno. La cosa più grave è che, secondo quanto riportato dalla stampa, le perdite della rete sarebbero ancora al 48%. Se quasi metà dell’acqua si disperde, i cittadini hanno il diritto di chiedere risposte chiare: quali lavori sono stati fatti? Quali sono previsti? Con quali tempi? Con quali fondi? Non è un post contro i lavoratori o contro singole persone. È una richiesta civile di trasparenza. Chi vive in queste zone dovrebbe poter sapere: \- quando tornerà un servizio stabile; \- quali tratti della rete sono più critici; \- quanti soldi sono stati investiti; \- quali lavori sono già conclusi; \- perché alcuni paesi convivono da anni con rubinetti a secco. L’acqua non dovrebbe essere una lotteria quotidiana. Se siete dell’Alto Vastese, del Vastese o della provincia di Chieti, scrivete nei commenti: Comune, ore senz’acqua, da quanto succede e che disagi state vivendo. Raccogliamo testimonianze, dati e fonti. Senza insulti, senza accuse personali, ma con una domanda semplice: perché nel 2026 intere comunità devono ancora organizzare la propria vita intorno alla mancanza d’acqua? #local