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"Everything Everywhere All at Once" Capolavoro o risultato della digestione di un buco nero?

Multiverso, salti dimensionali, teste che esplodono come coriandoli e un bagel, tutto ciò non ha un senso logico, eppure nella pellicola partorita dalle menti pazzamente geniali dei Daniels, ogni cosa ha il suo perché.  

Una storia che inizia con un disguido all’Agenzia delle Entrate e la fine di un matrimonio, prosegue con la distruzione del multiverso e la riscoperta di sé. La protagonista, una donna cinese, Evelyn Wang, interpretata da Michelle Yeoh, riesce a lasciarci senza parole con la sua miglior performance di sempre, creando un personaggio che ci viene presentato come freddo, senza gioia nella vita e pentito di ogni scelta fatta, inclusa quella di sposarsi.   

 

Un film totalmente fuori di testa, una vera boccata d’aria fresca rispetto ai soliti remake senz’anima. Un piacevole inizio, arricchito da tocchi comici, che sfocia sempre di più in una totale e irresistibile follia, tra citazioni di grandi classici come “Lavatouille” e la protagonista che ritrova sé stessa attraverso versioni alternative della sua vita: in una non ha mai sposato Waymond, in un’altra è una celebre cantante, mentre in altre realtà l’umanità si è evoluta differentemente, o semplicemente, la vita non è mai riuscita a nascere. 

 

Possiamo classificare questo film come la miglior opera sul multiverso mai realizzata, grazie anche al concetto secondo cui, per diventare ciò che non siamo mai stati, dobbiamo compiere qualcosa che mai avremmo fatto o pensato.  

Accanto a concetti semplici ma potenti, come la gentilezza incondizionata di Waymond e la depressione caotica di Joy, nella quale ci si può sentire coinvolti, la pellicola unisce una comicità delirante e alcune delle migliori scene di combattimento del XXI secolo, rendendolo senza ombra di dubbio un'opera rivoluzionaria. 
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