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La criminalizzazione della cannabis light non regge alla…

La criminalizzazione della cannabis light non regge alla prova dei tribunali

I sequestri di cannabis light fatti nell’ultimo anno e mezzo dalle forze dell’ordine sono stati motivati dalla convinzione che i prodotti contenenti CBD, un principio attivo della marijuana con effetto rilassante, alterino lo stato psicofisico delle persone, con rischi per la collettività. È quello che sostiene il governo, che nel 2025 aveva vietato del tutto la vendita di cannabis light con un decreto sicurezza. Ma questa convinzione si sta scontrando con la realtà e con i tribunali. Ogni volta che un carico di cannabis light finisce nei laboratori dei periti nominati da magistrati o giudici, infatti, la risposta è sempre la stessa: la cannabis light non ha “efficacia drogante”

Il primo divieto era stato introdotto nell’agosto del 2023 da un decreto del ministro della Salute Orazio Schillaci, che aveva reso illegale la vendita di prodotti a base di CBD inserendoli nella categoria delle sostanze stupefacenti. Un divieto ancora più esteso e restrittivo era stato inserito in uno dei tanti decreti sicurezza approvati dal governo, quello dell’aprile del 2025. L’articolo 18 ha vietato «la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa coltivata anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti o costituiti da tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati». Insomma, ha vietato tutto.

Questo provvedimento ha causato enormi problemi al settore, mandando in crisi negozi e aziende agricole, costrette a chiudere e a licenziare molti lavoratori. Dopo l’approvazione del decreto sicurezza, le forze dell’ordine hanno sequestrato tonnellate di cannabis light in tutta Italia, nei campi o nei depositi delle aziende agricole e nei negozi. Sono state aperte decine di inchieste. In provincia di Brescia il titolare di due negozi di cannabis light è stato arrestato e messo agli arresti domiciliari con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio per 19 barattoli contenenti circa 2 chili di infiorescenze.

Nella maggior parte dei casi tutta la cannabis light sequestrata è stata restituita ai proprietari dopo le analisi di laboratorio commissionate da procure e tribunali per stabilire se avesse “efficacia drogante”. I periti hanno solo confermato quello che si sapeva già, ovvero che la cannabis light ha un livello molto basso di THC.

L’incertezza e l’inconsistenza giuridica del decreto sicurezza stanno già avendo qualche effetto indiretto: negli ultimi mesi sono diminuiti i sequestri delle forze dell’ordine, che molto probabilmente vogliono evitare di lavorare a vuoto e di essere smentite con i dissequestri decisi dai tribunali.

E per chi se lo stesse chiedendo il commerciante bresciano è stato messo in liberta perché il giudice vuole aspettare l'esito della corte costituzionale sulla legge per vedere se è valida o incostituzionale.
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