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L'università italiana ha toccato il fondo? La riforma…

L'università italiana ha toccato il fondo? La riforma Bernini è legge

Il 7 luglio è stata approvata la riforma dell'università voluta dalla ministra Bernini e ora è legge.

I sostenitori della riforma sostengono che "si semplifica il reclutamento universitario, riducendo la burocrazia e rendendo più rapido l'accesso alla carriera accademica. Secondo questa visione, il sistema precedente era eccessivamente macchinoso, con procedure lunghe e poco efficienti che rallentavano il ricambio generazionale".

I critici, invece, sostengono che "viene ulteriormente indebolito il ruolo delle procedure nazionali, lasciando maggiore discrezionalità ai singoli atenei. Per molti questo significa aumentare il rischio di concorsi cuciti su misura, favoritismi e consolidamento del cosiddetto **baronato accademico**, cioè il potere dei gruppi locali e dei docenti di influenzare le assunzioni".

Personalmente trovo queste preoccupazioni più che legittime. L'università italiana ha già enormi problemi di trasparenza e meritocrazia, denunciati da anni da ricercatori e candidati. Se il sistema offre ancora più margini di discrezionalità senza rafforzare i controlli, il rischio è che pratiche già diffuse (il baronato) diventino ancora più difficili, se non impossibili da contrastare. La riforma non crea il baronato, ma rischia di rendere ancora più semplice perpetuare meccanismi di cooptazione e concorsi predeterminati, riducendo ulteriormente la fiducia dei giovani ricercatori in un sistema che dovrebbe premiare il ""merito"".

Cosa ne pensate di questa riforma? I giovani ricercatori e studenti saranno meno tutelati?
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