Ho ascoltato la puntata Confessioni della GEN Z https://www.youtube.com/watch?v=c_YkCRBwRNY del podcast Illumina Show e ci ho trovato dei pezzi interessanti, che qui ho provato a riportare.
Provo a riassumere all'inizio, più in dettaglio scrivo sotto.
* c'è un linguaggio condiviso chiaro per loro, meno per gli altri * consapevolezza negli errori o stereotipi dei boomer * vale più il feeling/atmosfera e meno cose esplicite
# Instagram
Nel podcast raccontano un uso di Instagram meno orientato alla documentazione degli eventi o all'apparenza e più alla costruzione di un clima emotivo. Parlano di “dump”: un carosello pubblicato anche a distanza di tempo, spesso a fine mese, che mescolano foto di persone, dettagli banali, animali, screenshot, immagini trovate online. L’ordine delle immagini non è casuale, anzi è pensato (stavo per scrivere studiato, ma mi sembrava eccessivo), serve a trasmettere “come mi sono sentita”, piuttosto che a mostrare qualcosa che è successo, che si è visto o a mettersi in mostra, come facciamo noi.
Le storie seguono una logica simile. Inquadrature parziali, zoom, senza facce, la sottrazione è voluta: meno informazioni esplicite, più spazio all’interpretazione, anche l’assenza di tag e posizioni va in questa direzione: chi riconosce il posto lo riconosce, gli altri no e non è considerato un problema.
# Chat e linguaggio
Il linguaggio scritto segue le stesse idee: in chat prevalgono minuscole, frasi brevi, punteggiatura assente. Quando viene usata la maiuscola o il punto finale, lo si fa per cambiare tono e segnalare distanza, formalità o tensione. O almeno questo è il precepito.
Per trasmettere si inventano sequenze caotiche di lettere, errori, maiuscole casuali (una usa il termine IBAN); più é caotica, più si vuole trasmettere che fa ridere, anche qui più l'intenzione e l'atmosfera che il contenuto.
Emoji e sticker dipendono da chi li manda: la faccina che piange o il teschio indicano divertimento se arrivano da un altro gen z, o preoccupazione se arrivano da un adulto. C'è tutta una cultura o sotto-cultura degli stickers che non ho ben capito, sembra solo che diventino dei "meme" interni al gruppo e da lì ne deriva un significato condiviso che ha senso solo spiegato (come i soprannomi ai miei tempi).
# Chiamate
La parte con meno senso per me.
Il telefono è quasi sempre in silenzioso (e ok), le chiamate vocali sono evitate, piuttosto videochiamata, accettata anche senza presenza continua davanti alla camera, rimangono in contatto più che dirsi qualcosa.
# Cringe
Nel podcast il “cringe” è una cosa può essere giudicata imbarazzante, poi diventare talmente fuori tempo da risultare di nuovo divertente, quindi dipende dal contesto e dalla lettura. Nulla resta serio a lungo, e nulla resta definitivamente respinto, anzi tende a fare il giro.
# Cosa ne ho capito
Che non si sentono veramente migliori, che vogliono distanziarsi e creare un linguaggio condiviso nel piccolo gruppo, che per loro ha senso, che un poco bisogna sforzarsi di capire.
Che vale di più l'atmosfera, le vibe e il feeling, piuttosto che il contenuto diretto. #local