Mi capita spesso di riflettere su una differenza che noto tra l'Italia e molti altri Paesi.
Da noi è abbastanza comune rimanere molto legati alla famiglia d'origine anche in età adulta. Non parlo solo del vivere con i genitori, ma di costruire la propria vita facendo affidamento sulla rete familiare: nonni che aiutano con i figli, parenti vicini, supporto economico o pratico, ecc.
Osservando le persone che conosco, mi sembra di vedere due percorsi molto diversi.
Il primo è quello di chi, già intorno ai 20 anni, decide di andare a vivere da solo, magari in un'altra città, costruire la propria carriera e diventare completamente indipendente. Spesso queste persone vedono la famiglia meno frequentemente e affrontano da subito la solitudine, l'incertezza e tutte le difficoltà legate all'autonomia. Ho anche l'impressione che molti rimangano single più a lungo, perché prima sentono il bisogno di trovare una propria stabilità, ma quella, sembra proprio essere un illusione, perchè non esiste una stabilità nella vita. Quindi è come se si passasse il messaggio "diventa indipendente", ma è solo un modo per le aziende per fare soldi e profitto.
Il secondo percorso è quello di chi rimane vicino alla famiglia. Magari trova lavoro nella propria città, forma una coppia, ha figli e può contare sull'aiuto quotidiano di genitori e nonni. In questi casi mi sembra che la vita proceda più velocemente: è più facile comprare casa, organizzare il lavoro e crescere i figli quando esiste una rete familiare che sostiene tutti.
Naturalmente c'è anche un possibile rovescio della medaglia. Se per qualsiasi motivo quella rete viene meno (trasferimenti, malattie, perdita dei genitori o dei nonni), ci si può ritrovare a dover affrontare, a 35 o 40 anni, quel livello di autonomia che altri avevano iniziato già a costruire a 20 anni.
Conosco persone che hanno scelto entrambe le strade, quindi non penso che una sia giusta e l'altra sbagliata.
Quello che però noto, almeno nella mia esperienza, è questo: chi può contare sulla famiglia sembra riuscire a fare più progressi in meno tempo, mentre chi punta sull'indipendenza spesso dà l'impressione di spendere moltissime energie solo per mantenersi autonomo, quasi come se corresse continuamente senza avanzare allo stesso ritmo.
Mi chiedo quindi se questa sia solo una mia impressione oppure se anche voi abbiate osservato qualcosa di simile e se tutta questa "cultura dell'indipendenza" è in realtà una manipolazione dei media per farci diventare persone distaccate, deboli, e distruggere quello che invece è il sistema famiglia.
Inoltre, secondo voi, nel contesto italiano di oggi, quale delle due scelte offre più vantaggi nel lungo periodo?