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Una piantagione di caffè alle porte di Palermo ha prodotto…

Una piantagione di caffè alle porte di Palermo ha prodotto per la prima volta chicchi di caffè varietà Arabica cresciuti e raccolti interamente in Italia

Per far capire quanto è a nord rispetto agli altri produttori, questa è la mappa della “coffe belt https://cdn.britannica.com/15/271415-050-791FE81A/coffee-belt-world-map.jpg” . Dall’articolo originale de La Stampa https://www.lastampa.it/cronaca/2026/10/01/news/palermo_come_il_brasile_con_il_clima_che_cambia_nasce_il_primo_caffe_italiano-15753642/ citato (ma con paywall):

Quella siciliana è **tra le piantagioni più a Nord del mondo,** lontano dai Tropici. La famiglia Morettino ci provava da decenni: «Il caldo ha stravolto tutto»

«Raccogliamo cento chili di drupe all’anno, le bacche del caffè», racconta Andrea Morettino, quarta generazione dell’azienda di famiglia che produce caffè fin dal 1920 (con chicchi, ovviamente, importati). Calcoli alla mano, **quei 100 chili raccolti a Palermo sono poco più di 15 chili di chicchi tostati**. Sono troppo pochi per la vendita, ma talvolta si possono assaggiare gratuitamente nel Morettino Lab, il locale di famiglia a Palermo (appena insignito, tra l’altro, di tre tazzine del Gambero Rosso).

**Tutto comincia oltre quarant’anni fa**, quando Arturo Morettino, padre di Andrea, torna da un viaggio in Guatemala. «Rimase colpito dalla facilità con cui crescevano le piante e volle riprovarci in Sicilia. Negli Anni Novanta, grazie ai semi donati dall’Orto Botanico di Palermo, abbiamo messo a dimora una sessantina di piante di Arabica». Per decenni crescono con fatica, in condizioni climatiche poco favorevoli. «L’idea è nata come una curiosità», ricorda Andrea Morettino.

Sarebbe rimasta tale, poi le temperature sono aumentate. **«Tutto è cambiato negli ultimi sei anni, il caldo è stato da zone tropicali»**. Palermo si è ritrovata con un clima da *Coffee Belt*. «Il 2021 è stato impressionante, fino a quel momento era impensabile fare raccolti del genere». Quell’anno la famiglia raccoglie trenta chili di drupe. Nel 2022 diventano cinquanta, nel 2023 settanta.

Le bacche vengono raccolte a mano, lavorate, lasciate fermentare ed essiccare, quindi tostate. «Ogni anno facciamo una sorta di vivaio per coltivare nuove piantine e far crescere la piantagione». Il progetto coinvolge l’Orto Botanico e il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e forestali dell’Università di Palermo. «Sono processi lunghi, con un approccio scientifico e sperimentale», continua Morettino. Ma **la speranza è arrivare un giorno a commercializzare il primo «specialty coffee nativo italiano»**.

E il sapore? «Abbiamo chiamato degli esperti di gusto del caffè. Secondo loro, oltre ai classici sapori riconducibili all’Arabica, il nostro caffè ha note che ricordano il territorio siciliano: fiori bianchi, zagara e uva passa». **Le analisi dell’università hanno riscontrato, poi, «componenti bioattive e nutrizionali paragonabili a quelle dei caffè delle aree tropicali»**

Se la Sicilia diventa terra fertile per il caffè (ma anche avocado e altri frutti tropicali) «grazie» al cambiamento climatico, altrove i problemi aumentano. **Nelle grandi regioni produttrici di caffè le temperature elevate e le piogge irregolari compromettono i raccolti.**
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